12 marzo 2026
Ho riletto le prime ottanta pagine dell’uliveto. C’è troppa spiegazione. Il lettore non ha bisogno di sapere come si pota: ha bisogno di sentire il peso del ramo che si piega. Togliere. Sempre togliere.
2 gennaio 2026
Nevica sull’entroterra, il mare resta scuro. Un vicino mi ha portato un sacco di olive che non ha voluto portare al frantoio: «sono poche, tanto vale». Ne ho fatte tre bottiglie. Il sapore è aspro, onesto. Mi ricorda che i libri piccoli a volte tengono meglio di quelli che vogliono dire tutto.
18 settembre 2025
A una presentazione una lettrice mi ha detto: «Suo padre, nel libro, è il mio». Non ho saputo rispondere. Ho inclinato la testa, che è il gesto di chi riceve un dono e non sa dove metterlo. Poi ho pensato che i personaggi funzionano quando smettono di appartenere a chi li ha scritti.
4 giugno 2025
Inizio a tenere questo taccuino pubblico. Non è un diario. È il bordo del tavolo: dove appoggio le frasi che non so ancora se tengono.